Partnership

Il nostro gruppo a Parma con la Società Italiana di Anestesia, Analgesia, Rianimazione e Terapia Intensiva (SIAARTI) si occupa ormai da diverso tempo di applicazioni delle nuove tecnologie (NT) e di Intelligenza Artificiale (AI) in Anestesia Rianimazione Terapia Intensiva e del Dolore.

In particolare, Parma è un laboratorio di idee, ParmAI, dove si studia e si cresce. L’idea maturata è quella di interpretare l’AI non come un collega robot capace di sostituirsi ai medici (Anestesisti-Rianimatori), e di prendere decisioni al posto loro, ma l’obiettivo è di avere gli strumenti più corretti per aumentare la qualità del dato con cui quotidianamente prendiamo decisioni cliniche. Cioè uno strumento a supporto del medico per affrontare le sfide quotidiane. Questo concetto si applica anche nel miglioramento dell’efficienza organizzativa dei reparti ospedalieri e per la precisione in ambito di ricerca clinica. Da qui l’idea di applicare le NT in Anestesia e Medicina peri-operatoria anche per ridurre la quota di incertezza e di paura che i pazienti provano per non sapere cosa potrà succedere e quando. 

Con queste tecnologie è possibile prevedere con elevata probabilità il tipo di complicanza postoperatoria, ad esempio l’incidenza di infarto miocardico, l’insufficienza renale acuta o la necessità di re-intervento chirurgico e complessivamente del rischio di mortalità, con la tempistica di insorgenza. Questo non solo nelle situazioni di urgenza/emergenza, dove sono più frequenti e potenzialmente gravi le complicanze, ma anche nel decorso degli interventi programmati. Ed è questa la novità: essere ragionevolmente capaci di capire cosa succederà e quando, anche in situazioni apparentemente “facili”. L’AI comprende diverse tipologie di tecnologie, tra cui reti neurali, Machine Learning e Deep Learning, e ciascuna di esse racchiude differenti algoritmi, ma di base hanno tutte la caratteristica di imparare autonomamente e in continuo dai dati memorizzati. Ciascun algoritmo poi ha un suo principio di funzionamento specifico e riesce a rispondere a compiti differenti, per fornire un dato che può essere utile nella pratica clinica quotidiana. Immaginatevi un vecchio medico esperto che riesce a memorizzare e analizzare contemporaneamente e oggettivamente tutti le condizioni cliniche dei suoi pazienti, senza che l’emotività o la memoria influenzino la decisione. 

I risultati possono essere utili per ulteriori applicazioni praticamente in ogni campo medico. L’AI con la sua capacità predittiva può essere vista come un valido aiutante. Come quando si vuole prendere qualcosa nell’armadio e si sale su uno sgabello instabile. Si sa che si può cadere, ma non sempre quando e con che conseguenze; l’AI trasforma lo sgabello in una scala stabile e ci permette di capire quale persona si farà più male, quando e con quali sequele, anche gravi. Per noi è un “modello ibrido”.

Di qui la possibilità di applicare questi concetti anche a modelli organizzativi, come quelli, per esempio, del percorso chirurgico. L’idea è avere informazioni per poter ottimizzare i tempi di utilizzo delle sale operatorie, delle terapie intensive, sempre in sicurezza. Un esempio pratico è anche l’uso di AI in corso della pandemia COVID-19 per la gestione delle risorse disponibili, permettendo di capire come aiutare e quando i pazienti affetti da una patologia così imprevedibile nelle sue manifestazioni cliniche. I primi risultati delle nostre ricerche confermano le aspettative della fattibilità dell’applicazione di AI in medicina peri-operatoria e ci stanno portando verso una vera medicina personalizzata anche in campo chirurgico, permettendo di migliorare la qualità delle cure fornite e personalizzandole. 

Siamo spesso invitati a congressi Nazionali e Internazionali per illustrare il “modello ParmAI”, e collaborazioni con gruppi italiani e stranieri per la continua evoluzione in questo campo, credendo nel metodo scientifico e nella dedizione verso i nostri pazienti. Durante l’ultimo congressi di “Emergenza-Urgenza” (CEU) tenutosi il 31 marzo-1 aprile a Firenze abbiamo portato il nostro contributo scientifico sulle nuove tecnologie anche in questo ambito specifico; e chiedendo ai sanitari presenti di definire con una sola parola il futuro dell’”emergenza-Urgenza in Italia”, la parola INNOVAZIONE è stata tra le più digitate. 

Come gruppo di studio, ci occupiamo anche dei lati anche da definire e studiare di queste nuove tecnologie. Le questioni etiche, legali, di formazione e di fattibilità di AI sono sicuramente punti fondamentali su cui crescere per favorire una costruttiva integrazione, che per altro è inevitabile. 
Sopravviveranno i sistemi di AI che si integreranno, e formeranno il famoso modello ibrido. 
La scienza, la medicina non può essere fermata.

 

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